Al Liceo Vittorini si parla di Bullismo e di Cyberbullismo

Angelo Cafà • 14 gennaio 2026
Parlare per esorcizzare il male che passa dalla tecnologia. Il Liceo Scientifico Elio Vittorini di Gela e' stato la sede scelta per lo svolgimento di un Service dedicato ai Giovani sulla sensibilizzazione contro Il Bullismo ed Il Cyberbullismo.
Il lions Club ATC presieduto dal Dott. Santo Figura ha messo in opera un service dall'alto valore morale e sociale rivolto ai protagonisti di questo problema sociale.
Hanno relazionato il Tenente Colonnello Marco Montemagno Comandante dei Carabinieri di Gela, la Psicologa Dott.ssa Paola Sbirziola e l' Avv. Angelo Cafa' del foro di Gela che oltre alla loro indiscussa professionalita' hanno saputo affascinare e destare tanta attenzione nei giovani del Vittorini.
Il Service voluto dalla Dirigente Scolastica Prof.ssa Ina Ciotta, che ha accolto l'arma dei Carabinieri e Lions ATC con grande disponibilita' ed attenzione. Ha concluso i lavoro, il Presidente Figura affermando che il Bullismo in tutte le sue forme e' un tema a cui non si puo' rimanere disattenti in quanto lascia dei solchi nella vita della persona che nella migliore delle ipotesi restano indelebili e cambiano la propria personalita' e nessuna scusa e capace di annullare gli effetti.

fonte: ilgazzettinodigela,it 
Autore: Angelo Cafà 14 gennaio 2026
The body content of your post goes here. To edit this text, click on it and delete this default text and start typing your own or paste your own from a different source.
Autore: Angelo Cafà 14 gennaio 2026
The body content of your post goes here. To edit this text, click on it and delete this default text and start typing your own or paste your own from a different source.
Autore: Angelo Cafà 14 gennaio 2026
The body content of your post goes here. To edit this text, click on it and delete this default text and start typing your own or paste your own from a different source.
Autore: Angelo Cafà 17 agosto 2025
Il 9 giugno 2025 è entrato in vigore il nuovo Decreto Sicurezza (D.L. n. 48/2025), un provvedimento che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico e giuridico. Come già avvenuto in passato con i cosiddetti “Decreti Salvini”, anche questa volta il legislatore ha scelto la strada del diritto penale come strumento privilegiato per rispondere a fenomeni complessi e socialmente rilevanti: terrorismo, criminalità organizzata, disordini urbani e gestione della popolazione detenuta. Da un lato, il decreto viene presentato come un rafforzamento indispensabile per garantire maggiore sicurezza e dare una risposta concreta all’opinione pubblica. Dall’altro, però, non mancano le critiche di chi vi legge l’ennesima manifestazione di un diritto penale d’emergenza, caratterizzato dall’aumento delle pene e dalla creazione di nuove fattispecie incriminatrici, senza un reale progetto di riforma organica. Il cuore del decreto è rappresentato dall’inasprimento delle pene e dall’introduzione di nuove figure di reato, pensate per colpire più duramente episodi di violenza di piazza, resistenza a pubblico ufficiale e condotte collegate al terrorismo. Accanto a queste scelte punitive, il testo dedica ampio spazio anche alla disciplina dei beni sequestrati e confiscati, rafforzando i poteri dello Stato nella gestione del patrimonio sottratto alla criminalità organizzata. Un altro settore particolarmente toccato è quello penitenziario: il decreto prevede infatti una stretta sull’accesso ai benefici e sui colloqui dei detenuti, soprattutto se condannati per reati gravi. Anche la sicurezza urbana è stata oggetto di intervento, con l’estensione dei poteri in capo a polizia ed enti locali. Nonostante la portata delle novità, la reazione della Corte di Cassazione è stata tutt’altro che benevola. Secondo la Suprema Corte, il decreto utilizza in modo eccessivo e generalizzato lo strumento penale, contraddicendo il principio dell’extrema ratio, che dovrebbe invece limitarne l’impiego ai soli casi in cui altri strumenti normativi risultino inefficaci. In più, le osservazioni dei giudici di legittimità mettono in luce il rischio di un diritto penale simbolico: un diritto che promette maggiore sicurezza attraverso l’inasprimento delle pene, ma che nella realtà dei fatti produce solo un ulteriore aggravio per il sistema carcerario, già segnato da condizioni spesso censurate anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Non mancano, infine, dubbi di natura costituzionale: il decreto potrebbe violare il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione e la funzione rieducativa della pena di cui all’articolo 27. Il Decreto Sicurezza 2025 non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un percorso già avviato con i provvedimenti del 2018 e del 2019, noti come “Decreti Salvini”. Quei testi avevano puntato molto sul tema dell’immigrazione, restringendo le forme di protezione umanitaria, inasprendo le sanzioni per reati di piazza e attribuendo maggiori poteri ai prefetti e alle forze dell’ordine. Il decreto attuale, pur muovendosi sulla stessa linea di un diritto penale sempre più invasivo, sposta però il baricentro: l’attenzione non è più concentrata prevalentemente sull’immigrazione, ma sul contrasto al terrorismo, alla mafia e sulla disciplina dei beni confiscati. Inoltre, interviene direttamente sul regime penitenziario, restringendo ulteriormente gli spazi per misure alternative e benefici. La continuità è evidente: ancora una volta, la risposta del legislatore a problemi complessi non è un rafforzamento delle politiche sociali o preventive, ma un aumento delle sanzioni penali e una maggiore rigidità del sistema carcerario. Sul piano applicativo restano molti interrogativi. Come inciderà questo inasprimento sul già drammatico problema del sovraffollamento carcerario? Quali effetti avrà sui procedimenti in corso, soprattutto alla luce del principio del favor rei? E ancora: quante delle nuove norme supereranno il vaglio della Corte Costituzionale o della stessa Corte EDU? Sono domande che non possono essere liquidate in fretta, perché riguardano il delicato equilibrio tra la necessità di garantire sicurezza e la tutela dei diritti fondamentali della persona. Il Decreto Sicurezza 2025 conferma una tendenza ormai consolidata: in Italia, ogni emergenza sociale sembra trovare nel diritto penale la risposta privilegiata. Ma è davvero questa la strada giusta? Il rischio è quello di costruire una giustizia penale che diventi soprattutto strumento di rassicurazione politica, più che di reale tutela dei cittadini. La sicurezza, infatti, non si misura solo con l’aumento delle pene o con nuove fattispecie incriminatrici, ma anche – e soprattutto – con politiche capaci di prevenire i fenomeni criminali, rafforzare la coesione sociale e rendere effettiva la funzione rieducativa della pena. Il dibattito resta aperto, e il ruolo degli avvocati, dei giudici e degli studiosi è oggi più che mai fondamentale per non ridurre la giustizia penale a semplice retorica emergenziale.
Autore: Angelo Cafà 3 maggio 2025
Gela. Era accusato di aver violato la misura della sorveglianza speciale. Le forze dell’ordine non lo trovarono nella sua abitazione, durante l’orario previsto. Al termine del dibattimento, però, è stata disposta l’assoluzione per il sessantenne L L. C., che ha diversi precedenti penali alle spalle e successivamente ai fatti venne arrestato per un tentato omicidio, a Scavone (è stato condannato in primo grado). Rispetto all’accusa di aver violato la sorveglianza speciale, il legale di fiducia, l’avvocato Angelo Cafà, ha riferito che in realtà L. C., al momento del controllo, non aveva lasciato lo stabile dove vive ma si era solo spostato in un altro alloggio per assistere la madre. Secondo la difesa, non ci furono conseguenze né venne disposto l’aggravamento. Tutte ragioni che hanno condotto a richiedere l’assoluzione, con la successiva decisione favorevole del giudice. fonte: quotidianodigela.it
Autore: Angelo Cafà 3 maggio 2025
Gela. La normativa nazionale sul reddito di cittadinanza va disapplicata in favore di quella europea. Il giudice penale del tribunale di Spoleto si è pronunciato in questi termini nel caso di un cittadino straniero, trentenne, che ha vissuto in città, lavorando come bracciante agricolo. Dichiarò di essere residente in Italia da almeno dieci anni, per avere l’accesso al beneficio del reddito di cittadinanza, in mancanza di un’occupazione stabile. Dagli accertamenti emerse però che il periodo di residenza in Italia era inferiore ai dieci anni. È finito a processo. Il giudice lo ha assolto, accogliendo le indicazioni avanzate dal suo difensore, l’avvocato Angelo Cafa’. Il legale ha fatto riferimento a una decisione della Corte di giustizia europea che individua la norma italiana come in contrasto con quella Ue, che invece prevede la libera circolazione dei cittadini senza un vincolo circa la permanenza in un solo Stato. Il magistrato ha emesso un dispositivo favorevole di “insussistenza del fatto”, disapplicando appunto la disciplina nazionale in favore di quella Ue. La procura di Spoleto, in aula, ha concluso a propria volta indicando l’assoluzione. fonte: quotidianodigela.it
3 maggio 2025
Gela. Tre anni fa, secondo le accuse iniziali dei pm della procura di Treviso, avrebbe avuto rapporti sessuali con una minore di quattordici anni. Addebiti pesanti quelli mossi ad un ventisettenne gelese, che però è andato incontro all’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. La pronuncia è del gup del tribunale trevigiano. La difesa del giovane, sostenuta dal legale Angelo Cafà, aveva optato per il rito abbreviato. La procura ha confermato le accuse iniziali, con una richiesta di quattro anni e due mesi di detenzione. L’indicazione originaria, poi ridotta per il rito, era di sei anni e tre mesi. In base alle contestazioni, il ventisettenne, in due diverse occasioni, avrebbe prima approcciato la minore tentando di avere un rapporto sessuale, che si sarebbe concretizzato in un hotel della provincia di Treviso. La difesa ha sollevato un lungo elenco di dubbi riferendosi alla ricostruzione dell’accusa. Il legale del ventisettenne ha soprattutto insistito sull’inattendibilità delle dichiarazioni rilasciate dalla minore, che arrivava da un contesto familiare già difficile. Ci sarebbero state incongruenze confermate, per la difesa, da una relazione tecnica affidata ad un esperto, che indicò aspetti critici nella versione della ragazza. Per il difensore, non sarebbero emerse certezze neppure sulla consumazione del rapporto sessuale. Tutti elementi che hanno indotto il gup a emettere una decisione di assoluzione. fonte: quotidianodigela.it
Autore: Angelo Cafà 7 settembre 2024
Gela. Contro la violenza di genere e per tutelare le vittime, anzitutto donne. “Diritto e donna” riparte con la propria azione in città. Una struttura sarà a disposizione di donne vittime di soprusi. Operatrici e legali stanno in un contesto che da alcuni anni ormai si prefigge l’intento di mettersi dalla parte di chi è vessato. “Un dovere morale” così l’ha definito il neo presidente dell’associazione, Rosa Iudici. Durante la presentazione, all’interno della pinacoteca comunale, si sono susseguiti gli interventi di legali che sono in prima fila nella tutela delle vittime, tra questi gli avvocati Valentina Lo Porto e Angelo Cafà, e di tutti coloro che stanno contribuendo. Oltre a Iudici, il vicepresidente Sonia Madonia. Da lunedì, sarà attiva linea mobile H24, al numero 350.8085925, e sarà online il sito dell’associazione www.dirittoedonna.it. La sede è già stata ricavata nella Casa del volontariato di via Ossidiana. Per chi deciderà di denunciare, si aprirà un vero e proprio percorso di accompagnamento, sociale e giudiziario. Capita ancora troppo spesso, però, che le donne vittime di vessazioni, pur denunciando, successivamente facciano passi indietro oppure si allontanino senza dare seguito all’azione. Ha moderato la sociologa Giorgia Butera, dell’associazione Mete. Un’iniziativa che ha trovato l’appoggio istituzionale del sindaco Di Stefano, del presidente del civico consesso Paola Giudice, della giunta, di consiglieri come Alberto Zappietro e del deputato Totò Scuvera.
Autore: Angelo Cafà 26 agosto 2024
Gela. Era accusata di aver portato via la figlia minorenne, sottraendola però all’allora marito che presentò querela nei suoi confronti. Inoltre, una donna romena quarantaduenne, che vive in città, era ritenuta responsabile di minacce ai danni del consorte. Fatti che però non hanno trovato riscontro in giudizio. Il magistrato del tribunale di Agrigento, davanti al quale si è tenuto il dibattimento, ha emesso una decisione di assoluzione, accogliendo la ricostruzione difensiva, sostenuta dal legale della donna, l’ avvocato Angelo Cafà . La minore fu portata all’estero per un certo periodo di tempo, secondo i pm senza alcun assenso del padre che si ritrovò nell’impossibilità di comunicare con lei. Stando alle contestazioni, l’imputata avrebbe minacciato il marito. Se avesse tentato di rintracciarle, per gli investigatori sarebbe andato incontro a possibili ripercussioni. La difesa ha però ribadito che gli elementi posti alla base dell’indagine non hanno trovato riscontro nel corso del dibattimento. Il giudice ha così emesso una decisone assolutoria.
Autore: Angelo Cafà 18 giugno 2024
Gela. Presunte truffe, ancora una volta sull’accollo di debiti societari dietro pagamento, questa volta indussero la procura di Torino ad avviare un procedimento a carico del gelese trentunenne M. C., risultato rappresentante legale di una delle aziende monitorate. Le contestazioni però non hanno retto al termine del dibattimento. Per due capi di accusa concentrati sull’imputato gelese, la decisione favorevole è arrivata con la formula “perché il fatto non sussiste”. Per una terza imputazione, maturata pure per il calabrese G. A., è mancata invece la condizione di procedibilità. I pm si sono mossi intorno all’ipotesi di truffa. Pare che l’accollo dei debiti risultasse fittizio ma le somme di denaro erano concretamente versate da imprenditori intenzionati a liberarsi delle pendenze con il fisco. La difesa di C., con il legale Angelo Cafà, ha prodotto documentazione per certificare le operazioni. A. è invece assistito dall’avvocato Mauro Sgotto. Gli accertamenti furono condotti dai pm torinesi poiché le procedure vennero finalizzate proprio negli uffici del capoluogo piemontese. fonte: quotidianodigela.it